sabato 8 novembre 2008

Il Piacere Della Lettura



Ho da poco finito di leggere "I fantasmi di pietra", di Mauro Corona. Libro che tra l'altro ho trovato veramente bello e che consiglio a tutti. Ma non è del libro in se che voglio parlare in questo post, bensì di ciò che mi è tornato in mente leggendolo, e cioè una considerazione che ho fatto anche in passato.
Di mio, sono e sono sempre stato una persona che le cose belle se le vuole gustare appieno, lentamente, senza fretta quindi, fretta che a mio modo di vedere porta spesso con se il rischio di bruciarsi il piacere che si può trarre, appunto, dalle cose belle che capitano.
Ma ritorniamo alla considerazione che voglio fare. Come non ho mai capito, e a volte proprio mi irrita, l'ingozzarsi a tavola, mandando giù una cosa dopo l'altra senza apprezzarne nemmeno il gusto, allo stesso modo rimango spesso dubbioso quando sento qualcuno professarsi amante della lettura, e al tempo stesso snocciolare listoni di libri divorati a tempo di record...Capisco che ci siano dei libri che ti prendono talmente tanto che non riesci a staccartene (personalmente mi è successo solo una volta, con La verità del ghiaccio, di Dan Brown, che a dispetto dell'essere forse ambientato troppo poco nel futuro visti i gingilli elettronici/da guerra di cui (s)parla, rimane comunque appassionante), ma secondo me vale la pena, anche quando si legge un capolavoro (anzi, forse a maggior ragione quando ci si trova davanti a un libro così definibile), darsi delle pause "forzate".
Mi spiego: avendo, periodi di ferie et simila a parte (da quando lavoro), molto poco tempo per leggere, ho quasi sempre cercato di approfittare di ritagli di tempo per dedicarmi alla lettura (non che sia uno di quelli che leggono spesso eh, però se mi capita tra le mani qualcosa che sembra interessante lo leggo molto volentieri), cosicchè pian piano mi sono abituato a farli durare un bel po' rispetto a quanto potrebbero durare se non avessi una mazza da fare tutto il giorno :D. Il che però non mi dispiace affatto, anzi, mi sembra un modo per far si che la storia e i personaggi acquistino più risalto rispetto a una lettura "normale"...soprattutto in libri in cui i protagonisti compiano dei viaggi (che siano nella memoria, in luoghi reali o inventati, etc...) Leggere un poco alla volta, con calma, oltre a far apprezzare meglio la storia, secondo me aiuta a sentire i protagonisti più "reali", quasi dei compagni di viaggio che, quando finisci il libro, senti che ti mancano e vorresti non aver mai aperto quell'ultima pagina...Mi accadde con "IT" (capolavoro ancora stampato nella mia memoria come l'avessi letto ieri, storia e personaggi bellissimi, letto praticamente tutto con in sottofondo i Pearl Jam e il loro Vitalogy in loop continuo, una sessione di lettura ad ogni ascolto del cd (beh si dai baravo un po' sulla durata del cd perchè adoravo Corduroy e Better Man e le ascoltavo più d'una volta :P )). Mi accadde con "Il Signore Degli Anelli", iniziato, mollato per qualche tempo per cause di forza maggiore, ripreso e fatto durare parecchio...quanto mi son mancati i personaggi nelle settimane seguenti alla fine del libro.
Mi è riaccaduto in quest'ultimo periodo col libro citato a inizio post, dove il protagonista è lo stesso autore, che ripercorre le strade del suo vecchio paese nel corso delle varie stagioni, riportandolo in vita narrando storie di personaggi inventati ma che, al lettore, appaiono così reali (magari a me ha fatto più effetto perchè quei luoghi più o meno li conosco, grazie a mio zio che quando ero piccolo mi portava spesso da quelle parti e in generale nelle montagne attorno aquei luoghi, però è davvero un libro che, ripeto, consiglio a tutti.)

Sono il solo a pensarla così? O ci sono altri pronti ad aderire alla campagna "non cannibalizzate i libri ma gustateveli fino in fondo!"?  :P

Nessun commento:

Posta un commento